Cosa significa biodegradabile?

Negli ultimi anni l’attenzione e cura verso l’ambiente e l’ecosistema in generale ha sensibilizzato sempre più l’opinione pubblica ponendo la lente di ingrandimento su vari aspetti legati allo smaltimento dei rifiuti ai quali, negli anni precedenti, non veniva dato il giusto risalto.

Infatti, non è una novità, il nostro paese non ha ben pochi problemi nella gestione dei rifiuti: a comprova di ciò basti pensare che l’Italia è stato tra gli ultimi paesi europei ad adottare su tutto il territorio nazionale la raccolta differenziata dell’immondizia prodotta. Il primo principio di sensibilizzazione è stato quello di invogliare la cittadinanza all’uso di materiali cosiddetti biodegradabili a discapito, per fare un esempio, della comunissima plastica divenuta il bersaglio principale degli ambientalisti. La parola biodegradabile è forse la prima che viene in mente quando si pensa al riciclo dei rifiuti.

MA COSA SIGNIFICA ESATTAMENTE BIODEGRADABILE?

Tecnicamente il termine si riferisce a tutti quei materiali che si decompongono naturalmente nell’ambiente grazie all’azione di agenti biologici di derivazione batterica animale e vegetale: questi processi naturali trasformano il materiale in elemento nutriente per il terreno senza causare effetti dannosi per l’ecosistema.

Lo smaltimento dei prodotti biodegradabili, quindi, non viene attuato tramite la combustione o l’uso di agenti chimici esterni. E’ noto come i fumi derivanti dalla combustione dei rifiuti provochino seri danni alla salute mentre l’uso di acidi e vari agenti chimici che sciolgono i rifiuti siano particolarmente difficili da gestire e smaltire. Oltre ad essere totalmente naturali nella loro degradabilità, i composti biodegradabili hanno la peculiarità di dissolversi nell’ambiente in maniera molto rapida senza danneggiare l’ambiente circostante.

L’Ente Italiano di Normazione ha introdotto la cosiddetta prova standard UNI EN ISO 14855-1:2013 che misura la degradabilità del materiale in esame: se il prodotto in oggetto si decompone del novanta per cento in un periodo inferiore a sei mesi, allora può considerarsi biodegradabile ed essere propagandato come tale.

I MATERIALI BIODEGRADABILI

Le bioplastiche sono tutti quei materiali di derivazione animale e vegetale che danno una valida alternativa alla plastica comune. Per esempio il Mater-Bi è ricavato dall’amido di mais ed è utilizzato per la produzione di cotton fioc, piatti, bicchieri, posate e addirittura giocattoli per bambini.

Il PLA è un derivato vegetale estratto da barbabietole e grano ed è particolarmente indicato per l’imballaggio di alimenti non caldi, la creazione di bottiglie per acqua, succhi di frutta e latte; funge anche da contenitore per detergenti e profumi. Una sua variante è il CPLA che, grazie ad un processo di cristallizzazione, aumenta la sua resistenza al calore e quindi consigliato per l’imballaggio di cibi caldi.

Il biolice è ancora un materiale totalmente biodegradabile ricavato dal mais e dal grano ed è particolarmente indicato nel campo dell’agricoltura in quanto si abbina perfettamente a fibre tessili come ad esempio il lino o la canapa. Inoltre viene utilizzato per la creazione di buste per la spesa, prodotti di cancelleria e giocattoli.

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